22
Gennaio 2019
MARTEDI

World Wide Woman – Pianeta Donna

Fuga dalla provetta!

Scritto da Alky il 1 - Luglio - 2010 Commenta - Letto 2.642 volte

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In Italia  si continua a discutere sul fenomeno della “migrazione procreativa” dovuto alla “Legge 40”, all’ estero invece si cercano correttivi in un sistema che vede sempre più coppie rinunciare o sospendere le cure a causa dell’elevato sacrificio sia sul piano economico che su quello psicologico!

Nel nostro Paese le dichiarazione del Sottosegretario alla Salute E. Roccella ( secondo la quale molte coppie si recherebbero all’estero  anche per cure che potrebbero fare benissimo in Italia), hanno già avuto risposta per bocca del Presidente delle Commissione d’ inchiesta parlamentare sul Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, “Non mi stupisce che tante coppie italiane vadano all’estero per la procreazione medicalmente assistita: non è l’opinione pubblica a essere vittima di una campagna di delegittimazione contro la legge 40, è proprio il testo che non funziona e scoraggia”. Sulle dichiarazioni della Roccella, Ignazio Marino precisa che “il 60% degli italiani che si sono rivolti a centri stranieri avrebbero potuto eseguire i trattamenti anche in Italia (perché consentiti dalla legge), ma non lo hanno fatto perché credono nell’efficacia medica di Paesi con legislazioni più aderenti alla conoscenza scientifica. Invito, quindi, il sottosegretario Rocella a non cercare colpe esterne e semmai a ripensare l’impianto della legge 40. Del resto– continua- non è un’opinione ma un dato di fatto che molte delle sue incongruenze sono state affidate al giudizio dei tribunali e, in parte, risolte dagli stessi giudici”!


All’estero invece il problema sono i costi elevati che queste cure comportano, oltre (ma non secondario) a quelli psicologici dovuti allo stress dei trattamenti medici!

Secondo una ricerca presentata al “European Society of Human Reproduction and Embriology” (Eshre), il 78% delle coppie infertili non arrivano ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita e il 50% di coloro che intraprendono le cure le interrompono ancor prima di verificarne l’esito. «Sono risultati che impongono una seria riflessione da parte dei responsabili delle cliniche. “Evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa – ammette Nino Guglielmino, responsabile del centro Hera di Catania–  e occorre una rivoluzione anche nel nostro modo di accogliere queste persone e affrontare i loro problemi. C’è bisogno di umanizzazione. Forse siamo diventati troppo biotecnologici anche noi»!

La ricerca ha evidenziato che le coppie italiane, assieme ai tedeschi, hanno il grado più basso di capacità di confidare i problemi di concepimento e sono meno propense a cercare soluzioni mediche. Donne e uomini italiani sono inoltre i meno consapevoli di cosa sia un trattamento antisterilità!

“Se vogliamo andare incontro ai pazienti – insiste Guglielmino – dobbiamo correggere il tiro. Innanzitutto occorrono aiuti economici. In secondo luogo bisogna ripensare i protocolli medici preferendo quelli meno aggressivi, con farmaci, a bassi dosaggi e il trasferimento di un solo embrione. Sul piano delle gravidanze l’efficacia a un anno è uguale a quella dei protocolli tradizionali e le coppie ne traggono benefici psicologici. Meno stress per le donne»

Tra i dati raccolti nello studio  i costi delle cure. Una fertilizzazione in provetta si aggira attorno ai 12.500 dollari per ciclo negli Usa mentre è di 3.900 dollari in Giappone. Dunque in questi Paesi un bambino costa mediamente 41.000 e 24mila dollari. Gli Stati che prevedono forme di rimborso registrano la più bassa percentuale di gravidanze multiple e, di conseguenza, un minor ricorso a terapie costose associate a nascite premature e bambini sotto peso!

– FONTE –

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