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Dicembre 2018
MARTEDI

World Wide Woman – Pianeta Donna

La favola di Capodanno!

Scritto da Alky il 30 - dicembre - 2010 Commenta - Letto 6.142 volte

Quella sera faceva un gran freddo, intenso, pungente: il cielo luccicava tutto di stelle e non tirava un alito di vento.

Era la notte di San Silvestro,  l’orologio del campanile aveva suonato i suoi dodici rintocchi  quando arrivò il carrozzone della diligenza,  pesante, mezzo sconquassato; e si fermò alla porta della città.
Dentro c’erano dodici passeggeri, era al completo,  ogni suo posto era occupato!
Era l’ultima notte dell’anno e, allo scoccar della mezzanotte,  nelle case tutti riempirono i bicchieri, e brindarono alla fortuna dell’anno nuovo.
“Buon anno, buon anno – era l’augurio di tutti –Salute, pace e felicità… figli maschi e quattrini in quantità!”
Tutti ripetevano l’augurio, i bicchieri si toccavano, tintinnavano, fuochi d’artificio illuminavano il cielo sopra gli abitanti carichi di entusiasmo e allegria!


Proprio in quei minuti,  alle porte della città, la diligenza fermava la sua carrozza con i dodici forestieri! Ciascuno di loro portava con sè il suo passaporto, il suo bagaglio e persino dei regali da offrire a tutti!
Ma chi erano quei viaggiatori, cosa volevano e cosa portavano con loro?

Buon Anno e tanta felicità” gridarono alla sentinella di guardia alla città!

.

Buon Anno a voi” rispose la sentinella.
Poi, rivolto al primo passeggero sceso, chiese “Mi dice il suo nome e la sua professione?”
“Veda Lei,– rispose il passeggero- io lo sò chi sono, se lo vuol sapere legga il mio passaporto”!
A guardarlo bene il tipo appena sceso dalla carrozza era davvero bizzarro, tutto ravvolto in una pelliccia d’orso e con gli scarponi col pelo!
“Sono colui su cui tanti e tanti concentrano le speranze,– riprese- venga da me domani, e le darò una bella strenna di capodanno. Distribuisco a tutti mance e doni, e faccio inviti a balli e a feste; ma più di trentuno non ne posso dare!
Le mie navi sono in mezzo ai ghiacci, sono un negoziante all’ingrosso: il nome è Gennaro, e porto con me una quantità di conti e di polizze”.

Scese a terra il secondo forestiero! Era un allegro camerata, impresario di teatri, direttore di balli figurati, anima di tutti i divertimenti possibili e immaginabili. Tutto il suo bagaglio consisteva in un solo, enorme barile! “Quando c’è questo, l’allegria non manca mai– disse l’uomo alla sentinella- Voglio far divertire, ma voglio anche divertirmi, già che ho poco tempo da vivere: di tutta la famiglia sono quello che vive meno, ventotto giorni soltanto, qualche volta mi buttano là un giorno in sovraccarico ma non ci faccio troppo affidamento! Comunque faccio buon viso a cattiva sorte! Evviva, evviva”!
La sentinella lo richiamò “Poco chiasso, c’è poco da scherzare”!
“Posso fare quanto chiasso mi pare e piace, – rispose il viaggiatore- sono il Principe Carnevale, e viaggio in incognito sotto il nome di Febbraro!”

Scese il terzo. Era magro come la quaresima, camminava col naso all’aria, perchè era parente dei Quaranta Cavalieri danesi, e del nostro Pescatore di Chiaravalle, di Maranguelone da Tuorgna e dello Schiesone: faceva lunari e predicava il tempo e le stagioni.
Il mestiere, però, non gli fruttava granchè,  ecco perchè consigliava tanto i digiuni. Portava all’occhiello un mazzolino di violette, ma piccine piccine e stente. Don Marzo, Don Marzo, – gli gridò il viaggiatore sceso dopo di lui-  non senti che buon odorino? Va’ subito nella saletta dei doganieri: stanno bevendo un punch, la tua bevanda prediletta.”
“Corro, corro.”
rispose l’altro! Ma non era vero niente, colui che gli aveva parlato  era un gran burlone e portava a spasso una mezza dozzina di pesci in carta d’argento: il suo nome era Aprilio. E col primo pesce cominciava la sua carriera nella città.
Sembrava molto allegro; lavorava poco, perchè aveva più vacanze di tutti.
“Basterebbe che ci fosse un po’ più di stabilità a questo mondo,– disse Aprilio- Ma talvolta siamo di umore gaio; tal altra uggioso, ora piove, ora fa sole; ora si sgombera, ora si torna.”
Indicò poi il suo bagaglio “In questa valigia ho i miei vestiti da estate ma non sono tanto sciocco da mettermeli, meglio una sciarpa oppure aprire l’ombrello”!

Dietro di lui scese una fanciulla, si chiamava Maggiolina, portava un leggero vestito verde pastello e, sopra le scarpette, un paio di galosce. Nei capelli aveva un mazzolino di anemoni, ed era tanto profumata di timo, che la sentinella starnutì.
“Che Dio vi benedica!” esclamò la fanciulla!
Com’era bella! E come sapeva cantare!
Non era cantatice da teatro, nè da camera; era cantatrice di bosco, perchè andava ballando lietamente per la foresta e cantava per suo piacere.

Mentre un’altro passeggero stava scendendo dalla carrozza, il conducente della diligenza gridò “Fate largo alla signora Giugno!”
Questa era una giovane dama, bella e un po’ altera. Era molto ricca, e dava una gran festa nel giorno più lungo dell’anno, in modo che gli ospiti potessero gustare tutti i piatti della sua fornitissima tavola.
Con lei scese un giovanotto grassottello, in abito estivo e con un gran cappello di panama.
Quest’ultimo aveva poco bagaglio con sè, in tutto  un paio di mutandine da bagno, che certo non gli erano d’ingombro. Si tolse la giubba e rimase in maniche di camicia, trasse un fazzolettone e se lo annodò intorno al collo perchè sudava assai, nonostante il freddo!

Dopo questi due scese la loro mamma, la signora Augusta! Di lavoro vendeva frutta all’ingrosso, ed era proprietaria di molti ettari di terreno.
Grassoccia com’era e, per giunta sempre accaldata, sapeva lavorare con le sue mani, quanto e più dei contadini; lei stessa andava nei campi, a mezzogiorno, per mescere ai lavoratori il vino fresco! Il suo motto era “Ti guadagnerai il
pane col sudore della fronte. Le scampagnate, i balli, le gite vengono dopo”!

A scendere dalla carrozza toccò a un noto pittore, Settembrino di nome! Tutti lo conoscevano, ma i boschi più di ogni altro: sotto il suo pennello le foglie cambiano colore, si tingono di paonazzo e di terra di Siena, che sono i toni che lui  predilige. Sembrerebbe un tipo triste ma di solito, quando se ne andava, a braccetto con le vacanze, tutti i ragazzi lo rimpiangevano!

Lo seguiva un’anziano gentiluomo di capagna, il Conte Octobre! Costui era sempre molto occupato con le sue terre  ma aveva la passione della caccia:
se ne usciva al mattino col suo cane e col fucile, e camminando per i boschi riempendo il suo carniere di noci e di castagne. Stava per illustrare le sue passioni quando, alle sue spalle si sentirono dei forti colpi di tosse!

Quello che tossiva così era Novembro, molto seccato da una tremenda infreddatura! Era talmente malridotto da fare pena, era un buon diavolo ma sicuramente allegro non lo era di sicuro: era sempre seguito da un’alone di nebbia! Passava le sere a intagliare suole di legno per i pattini, perchè sapeva bene, diceva, che tra poche settimane ci sarebbe stata grande richiesta  di quel genere di calzature.

Finalmente scese anche l’ultimo passeggero, un vecchietto con uno scaldino in mano, Nonno Dicembre!
Era tutto intirizzito, ma gli occhi gli brillavano vividi come due stelle e teneva tra le braccia un vaso di fiori, dove cresceva un piccolo abete.
“Avrò cura di quest’alberello,
– disse il vecchietto- perchè cresca bene, e per la sera di Natale possa arrivare con la vetta a toccare il soffitto, e adornarsi di cento candeline colorate e caverò di tasca il libro delle novelle che leggerò forte, per far che tutti i bambini di casa stiano buoni.”

“Bene, ora la diligenza può andare! -disse la sentinella-Tutti i dodici passeggeri sono scesi. Puoi andare cocchiere”!
La diligenza se ne andò lasciando i dodici passeggeri di fronte alla sentinella e all’ufficiale addetto al controllo di chi entrava e usciva dalla città!
“Prima di tutto bisogna che i dodici viaggiatori vengano dotati di un permesso speciale! -disse il l’ufficiale- Uno per volta! I passaporti restano a me. Ogni  permesso è valido per un mese; finito il mese, scriverò sul passaporto le generalità e le note a seconda della loro condotta.”
I dodici forestieri si guardarono curiosi!
“Don Gennaro,– riprese l’ufficiale- abbia la bontà di venir qui! Sarà il primo a entrare in città, dopo di lei entreranno gli altri e vedremo se il vostro comportamento porterà fortuna e benessere a questa città”!


Di qui ad un anno, credo che sarò in grado di dirvi quello che i dodici viaggiatori avranno portato in dono a me, a voi, a tutti. Ora non lo so proprio, parola d’onore; e sto per dire che forse non lo sanno nemmeno loro.
Si vive in certi tempi cosi curiosi e… pieni di sorprese!

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