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Gennaio 2019
MARTEDI

World Wide Woman – Pianeta Donna

Piccolo omaggio a 50 anni dal disastro del Vajont

Scritto da Alky il 9 - Ottobre - 2013 Commenta - Letto 3.045 volte

Vajont 2013

Qui, a poche decine di Km, una sera di 50 anni fà, le stelle videro le montagne camminare e si consumava il destino di quasi 2mila persone: il disastro del Vajont.

Più semplicemente “il Vajont”,  ciò da la percezione di quanto sia radicata profondamente nella collettività italiana l’apocalisse di quella sera del 9 Ottobre 1963.  Ciò nonostante, il nostro “belpaese” non ci mise molto ad accontonare il ricordo di questa catastrofe. Se non fosse stato per l’opera di Marco Paolino, il Vajont sarebbe recluso tra i muri delle università.

 

– dallo spettacolo teatrale “Vajont” di Marco Paolini-

La diga!
Quattro minuti…
“E cascà. la dig…”.
Quattro minuti da quando l’acqua salta la diga a quando arriva a Longarone… Corre a 80 all’ora dentro quella gola, l’acqua. Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l’altro!
Quattro minuti per decidere come muori o come vivi…

“Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri…”. Via! Quelli che prendono la macchina, .quelli che ciapa il motorin… “Aspettami, vigliacco…”. Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, so no gli unici che si salvano. E trema tutto…

“Aspetta, vigliacco!”. E cominciano a volar i coppi. Cosa fai?.. Quelli che vanno a casa…
“Dove vai tu?”.
“Vado a svegliarli…”. Chi svegli?

.paolini
Dove li metti?
In cantina ?
In soffitta ?
Sei matto?
E da chi vai?
Dalla morosa… Dai genitori?
Chi devi salvar per primo?

.
E i genitori: quanti figli? Due a testa… “Via cari, via cari…”. Insieme… “E la gatta?”. “Va ti”. “No, ti aspetto…”. “No, vai tu che sei giovane!”. “No, ti aspetto, sbrigati!”. “Vai! Cristo!”. “Non ce la faccio… Non ce la faccio… Vai tu, vai tu… Corri fuori…”.

.
E intanto s’intorbidisce l’aria… Comincia a tremar la terra, a volare travi, careghe, e spacca le antenne e spacca i rami… E tutto torbido, torbido, torbido… questo rumore… Vento che ti assorda e la terra che ti trema sotto i piedi… E lo capisci che sta arrivando acqua, perchè c’è l’odor dell’acqua…
“Da dove arriva che non capisco… Non capisco… più niente…”.

.
Come esser sulle rotaie quando arriva un treno… Ti sposti dalle rotaie quando arriva un treno? Lo senti che sta arrivando il treno, e vicinissimo, ma qua non ti puoi togliere… Comunque sei sulle rotaie… E quello che sta arrivando e molto grande… Molto grande: io voglio vivere! Ci pensa l’aria. All’uscita della gola del Vajont, davanti all’acqua in corsa, ci pensa l’aria a toglierti ogni speranza. Compressa dall’acqua che corre dentro quel binario che adesso e la gola del Vajont raggiunge la forza, la pressione di due bombe atomiche di Hiroshima.

Indumenti
Via la pelle
Via le cavità interne
Animali
Vegetali
Minerali
Quali corpi vuoi trovare in una valle chiusa dopo una bomba atomica?

.
Vajont e anche questo: mille bare con qualcosa dentro e altre mille senza niente dentro… Mille e non più mille… Perchè non c’erano corpi per tutte le bare… Da metterle in terra, o anche chissà dove, a riposare…
Litigavano pur di aver qualcosa nella bara dei loro cari… Perchè noi abbiamo bisogno di metter qualcosa nella bara, abbiamo bisogno di attaccarci a un… Ci vuole, da immaginare, che qualcosa c’è, magari seppellito da qualche parte… E non… più niente…

.
E quel che non ha fatto l’aria micidiale, che ha vaporizzato tutto, come a Stava, dove li ha uccisi quasi tutti l’aria, quel che non ha fatto l’aria lo finisce l’acqua.
Si apre all’uscita del Vajont: un treno in corsa a 80 all’ora esce dalle pare ti della gola e perde le sponde. Non c’è più gola che lo costringe… Si apre, si distende… Un Niagara. II muro d’acqua passa da 70 metri di altezza a 30 solamente, ma con una forza cinetica assassina… Un martello!

.
II muro di rimbalzo, alto 30 metri, raccoglie i sassi del Piave, scava un lago nel letto del fiume che resterà per dieci anni, resistendo alle piene, prima di riempirsi un’altra volta. Tutte le pietre del Piave a mitragliar le case a Longarone… Su per la montagna, dall’altra parte, contro quelli che stanno scampando, che sentono arrivar l’acqua alle caviglie, alla cosce, alla pancia e poi l’acqua ti sorpassa…
“Adesso muoio…”.
.
“La storia della diga Vajont, iniziata sette anni prima, si conclude in quattro minuti di apocalisse con l’olocausto di duemila vittime”


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