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Luglio 2020
VENERDI

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Toh, un piano per educare alla maternità!

Scritto da Alky il 6 - Aprile - 2014 Commenta - Letto 2.188 volte

nascite

Ci risiamo, eccola l’ennesima dichiarazione del Ministro di turno, che sembra ricordarsi delle donne solo per sottolineare usi e  comportamenti “scorretti” che  preoccupano, vista la crisi demografica che continua a colpire il nostro Paese.

Nella sua intervista concessa al quotidino “Avvenire”, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin,  per contrastare questo fenomeno,  propone una sorta di “piano nazionale della fertilità”, dimenticando (o facendo finta di farlo), alcune delle cause che ne hanno contribuito la costante crescita.

Siamo buone e crediamo pure  alla signora ministra ma, in attesa di questa rivoluzionaria iniziativa, a ricordare alcuni dati importanti, ci ha pensato un articolo curato da “Eretica” apparso sul blog del “Fatto Quotidiano”.

Che le donne facciano o no i figli per motivi prettamente economici può essere motivo di infinite discussioni, forse c’entra anche un discorso di tipo culturale se  le donne italiane rinunciano all’idea di fare figli, soprattutto di farli presto,  a me rimane l’obiettiva considerazione che visitando altri Paesi (come Francia o Repubblica Ceca) si possono vedere tante coppie molto giovani con figli.

Qualcuno potrà dunque  non essere completamente d’accordo con le parole dell’articolo che vi andrò a citare, i figli nascevano anche in tempi di miseria,  ma il concetto è in gran parte condivisibile.

 

Cicogna

 

“La ministra  è preoccupata e vorrebbe proporre un “piano nazionale della fertilità” sostenendo che sarebbe utile educare alla maternità e che va riscoperta la bellezza di diventare madri in età più fertili.
A parte chiedermi dove sia stata la ministra negli ultimi vent’anni dato che non si è accorta che le donne di figli non ne fanno o li fanno a 40 anni per via di una precarietà che i vari governi, incluso quelli di cui lei ha fatto e fa parte, hanno promosso, vorrei capire poi dove risiede l’origine di un tale ragionamento.
Viviamo in una nazione in cui se i figli li vuoi proprio fare e ti serve usare la procreazione medicalmente assistita, devi sopravvivere a una corsa a ostacoli chiamata  legge 40 che ha visto anche il favore della Lorenzin.
Se vuoi adottare un figlio la situazione è ancor peggiore.
Se quei figli volessero essere concepiti e cresciuti in famiglie omogenitoriali allora ci si mette di mezzo la chiesa cattolica che dice che non va bene.
Se i figli sono stranieri e arrivano con una nave, via Mediterraneo, va già bene se non muoiono in mare o se non vengono rinchiusi nei Centri di raccolta grazie alle leggi sull’immigrazione.
Cosa si chiede alle donne dunque?
Di coltivare la convinzione che sia una grande fortuna essere baciate dalla naturale capacità di fare figli italiani, per la patria e per produrre manodopera, e al macero tutte le altre donne?
Pensavo fosse passata l’epoca in cui il corpo e l’utero delle donne appartengono allo Stato. Evidentemente non è così. Prima di parlare di genitorialità bisogna parlare di opportunità e reddito.
Se non c’è un reddito, se lo stato sociale viene smantellato, se non ci sono asili, servizi,  se non si discute  di congedi parentali e molto altro ancora, è inutile parlare di piani nazionali della fertilità.
Inutile perché non puoi fare figli in “età fertile” se ancora combatti per ottenere un’autonomia economica con i datori di lavoro che temono le gravidanze come fossero la peste.
Inutile perché quei figli restano sul groppone di genitori precari che se si separano, tra l’altro, non smettono mai di fare guerre tra poveri immaginando che una donna senza reddito  possa contare su chissà chi, e che un uomo con uno stipendio di 1200/1400 euro possa pagare affitto, bollette, benzina, alimenti e anche dare 350 euro mensili di mantenimento al figlio,  senza ridursi in povertà.
Se le donne, ma anche gli uomini, non godono di diritti e autonomia economica non saranno in grado di poter sviluppare concretamente la propria capacità di essere individui,  persone, e se non puoi essere un individuo a godere dei diritti che ti spettano, di che genitorialità vuoi parlare?”

Questo in gran parte il contenuto dell’articolo che potete interamente leggere qui

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tabella demografica

 

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